L’arte di strada (dove arte ha il significato medievale di mestiere) ha radici profonde e più antiche di quel che si pensa. Il baratto e il commercio delle arti sono sempre esistiti nella storia dell’uomo ed hanno radici antropologiche non databili. “Io dono un sorriso a te e tu doni un pezzo del tuo pane a me” si diceva. Se dunque nel passato, l’arte di strada era una consuetudine che animava le piazze, le fiere e i mercati di piccoli e grandi centri, in Italia questo modo di incontro, comunicazione sociale e scambio culturale è stato svilito sia socialmente che a livello legislativo. Sino a pochi anni fa, per la legge, era associabile ai reati di accattonaggio e disturbo della quiete pubblica. Nel 1998, in occasione della seconda edizione di “Artisti in Piazza”, la Giunta Comunale ha reso attivo un regolamento con cui Pennabilli si è aggiunta alle città (poche a quel tempo) che hanno dichiarato formalmente di gradire le esibizioni in strada. Da allora, il sottotitolo dei cartelli segnaletici che danno il benvenuto a chi arriva, non è più “PENNABILLI – località turistica 620 m. s.l.m.” ma “PENNABILLI – Città amica degli artisti di strada“.

I “buscatori”, come a Pennabilli amiamo chiamare simpaticamente chi s’ingegna in mille modi per “buscarsi” la pagnotta, in inglese i “buskers”, sono i protagonisti di “Artisti in Piazza”. Per loro il Festival è una data imperdibile: è come un ritorno a casa e lo stesso vale per le migliaia di spettatori, grandi e piccini, pronti ad incantarsi di nuovo davanti a queste magiche presenze. I protagonisti sono reclutati in tutto il mondo e portano il loro bagaglio artistico e la loro cultura dando vita ad un caleidoscopico spettacolo che nei cinque giorni cambia continuamente. Innumerevoli sono le e-mail che ogni settimana arrivano all’indirizzo del comitato per proporre spettacoli dei più disparati generi: una cinquantina di questi viene inserita nel menu ufficiale del festival.

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