La Gabbia della Fantasia | Mostre e installazioni

Edizione 2026

La fatica di vivere. Il circo e gli acrobati di Ilario Fioravanti

a cura di Pietro Dani, Cinzia Dori, Diletta Tosi e Kristl Scheerlinck per Ass. culturale Pennabilli Antiquariato, in collaborazione con Ass. culturale Ultimo Punto/Artisti in Piazza e Casa dell’Upupa

mostra d’arte • Palazzo del Bargello (p. 8)
Anteprima: domenica 7 giugno 2026, ore 18.00

Il circo, popolato dai suoi saltimbanchi, giocolieri ed acrobati, è uno spazio liminare, sospeso tra leggerezza e malinconia, teatro metaforico della complessa natura umana.

Questa l’ossessione creativa dello scultore, pittore e architetto Ilario Fioravanti, in scena all’interno dello storico Palazzo del Bargello di Pennabilli, le cui pareti in pietra grezza sono capaci di accogliere l’atmosfera che solo all’interno del circo è in grado di originarsi: un’aria materica fatta di equilibri fragili e di incertezze capaci di spogliare l’essere umano delle vesti che indossa per proteggersi dallo sguardo del mondo. 

Sui volti plasmati dalle mani di Fioravanti è ritratta l’umana sofferenza di coloro che, con i loro gesti, incantano lo spettatore, edificando per lui un luogo astratto di fascinazione, nascondendo dentro agli occhi il peso della fatica di vivere

Le figure in terracotta policroma, i numerosi disegni e le appuntazioni lasciate dall’artista sui suoi taccuini sono frutto di una continua indagine, dove la staticità dei corpi è memore di un’energia in divenire.

È da tale energia però che è possibile assistere alla continua rinascita della meraviglia e dello stupore.

 

Apertura straordinaria durante Artisti in Piazza
11–14 giugno 2026
ore 10.00–13.00 | 14.00–19.00

Mr. AIP

a cura di Andrea Riva con la collaborazione dello Staff 

installazione diffusa che racconta 30 anni di Festival • Luoghi da scoprire nel borgo di Pennabilli

Caro amico, negli angoli di Pennabilli troverai le pagine di un diario scritto per me, anzi PER TE.

Alza gli occhi mentre cammini, mentre tutto intorno a te sta danzando. Guarda intorno, guarda in alto e scopri il lungo viaggio di Artisti in Piazza. Troverai trenta versioni di me. Sarò appeso a osservare. Coglierai aspetti, oggetti e colori che hanno segnato il mio sguardo su ogni edizione del Festival. Lì vicino ci sarà il diario dove potrai leggere ciò che ho da dirti. Condividilo se vuoi, con qualcuno, sui social, con un tag. Fagli una foto. Oppure custodiscilo per te. Leggi quei pensieri e vai, continua a camminare, vai a danzare. Loro tesseranno comunque un lungo filo. O, semplicemente, lasciali andare. Ci sono trent’anni da ripercorrere, ma tanti altri da costruire.

Siamo brace.
Teniamo vivo ciò che il presente vorrebbe spegnere”.

Testi a cura di Lorenzo Lunadei
Grazie al contributo di: Arlene, Lu, Tete, Fabi, Marta, Humbe, Lucone, Giulia, Ines, Eva, Lorenzo, Gogo, Francesco, Sofia, Enrico, Lia, Vittoria, Monica, Kati, Giulia, Martina, Manu, Maya, Juri, Susi, Ulisse, Francesca, Nico, Andrea, Sir, Lucrezia, Giacinta, Patton, Giada, Marghe, Dimi, Tino, Luca, Zizi, Uli, Franci, Dedè, Richi, Geremia
Recupero materiali: Federica e Valentina

Prima-V-Era

di Luca Faranfa

mostra fotografica • Grottino del Teatro Vittoria (p. 6)

Prima-V-Era è un progetto di convivenza tra occhio e vita.

Luca (il fotografo), Federica, Federico, Matteo (Orto in Giro, gli agricoltori) si incontrano e (ri)conoscono alla fine dell’inverno, prima della Primavera.
Luca arriva a Gallano (Valtopina, Umbria) a Febbraio 2024, alla ricerca di una realtà agricola da poter raccontare.
Da quel momento, per un intero anno, attraverso le stagioni che si rincorrono Luca frequenta il poggio abitato e la valletta coltivata appena gli è possibile. Dopo il lavoro o la mattina presto, il fine settimana e anche a tarda sera, curioso delle forme che sa prendere la vita.

Si crea una relazione che apre, lasciando spazio all’autenticità dei gesti e degli sguardi, che si svelano e rivelano.
Viene raccontata così la storia di una realtà agricola che opera ai margini, non solo di un territorio, ma anche di un sistema economico che ha portato all’ industrializzazione dei sistemi di produzione e distribuzione, favorendo la monocoltura e la selezione varietale a scapito della biodiversità.

Si creano così dei paesaggi ripetibili ovunque che divengono “non luoghi”.
Le realtà agricole che operano ai margini sono custodi di un ambiente che è speciale perché unico.
Nella piccola valle del torrente Saletto Orto in Giro coltiva, da più di 10 anni, ortaggi freschi di stagione, grani antichi e legumi che vengono distribuiti in filiera corta agli abitanti del territorio circostante.
C’è un apiario, un laboratorio di trasformazione e la Casa dei Semi della Valle Umbra in cui si recuperano semi di varietà antiche autoctone, di ortaggi e non solo.

Dal 2017 nell’orto si lavora con l’aiuto di Liberata e Olivia, due cavalle di antica razza italiana da lavoro (TPR) che erano puledre destinate al macello.
Luca racconta un pezzetto di questa storia, lo racconta da un angolazione differente, si potrebbe dire che ne racconta il riflesso nascosto, non ciò che appare.

Disconnessi

di Alessandro Ceccarelli

mostra fotografica • Grottino del Teatro Vittoria (p. 6)

Disconnessi è un viaggio fotografico che esplora il mutamento della nostra società: come le persone trasformano il proprio vissuto — dalla postura agli atteggiamenti — in funzione dell’uso costante dei dispositivi mobili.

Volti piegati, occhi distratti, gesti interrotti: ogni immagine è un invito a fermarsi a osservare davvero. Viviamo un cambiamento profondo e silenzioso, in cui la forma stessa del nostro vivere si plasma attorno ai social network e agli algoritmi che studiano ogni nostra interazione, abitudine e scelta.

Pasolini lo aveva intuito: parlava di un nuovo “regime democratico”, o forse di un nuovo fascismo, che attraverso la società dei consumi e l’omologazione culturale avrebbe travolto ogni individualità.
Oggi, quella previsione ha preso la forma di una tecnologia che ci somiglia, ma che ci ha superato. Una tecnologia che si nutre di dopamina e desiderio di approvazione, dove like e visualizzazioni modellano il senso di appartenenza e modificano le nostre relazioni, la nostra psiche, la percezione stessa del mondo.

Siamo dentro una forma di schiavitù moderna capace di rendere virale il tradimento di una coppia d’amanti in tutto il mondo, e allo stesso tempo normalizzare la visione di bambini sotto le macerie tra un post o una storia di un tramonto e di un selfie all’aperitivo. Siamo diventati consumatori compulsivi di contenuti, oggetti ed esperienze, disconnessi dal presente, dalla nostra essenza, dagli altri.

Ogni tocco dello schermo ci allontana un po’ di più dalla realtà tangibile.

Fermarsi. Ogni tanto. Ogni volta che si può.

Per guardarci intorno, per tornare a guardarci negli occhi, per ascoltare davvero chi ci è vicino. Per non lasciare che la connessione virtuale prenda il posto di quella reale.

Serve un uso critico, consapevole — quasi resistente — di questi strumenti che ci portano in un mondo “altro”, per imparare a difenderci da ciò che, ogni giorno, mettiamo in tasca.

“Buttasù in Piazza”, un nome e una mostra nati per gioco

a cura di Patton, alias Fraternali Patrizio

mostra fumetto • Museo Orazio in Tibet (Via San Rocco, 17)

11 • 12 • 13 • 14 giugno | Apertura 10.00-12.30 / 14.00-19.00 – il Museo è aperto per visite guidate negli stessi orari
Anteprima: domenica 7 giugno 2026, ore 18.30

“Il nome nasce tanti anni fa, quando con Enrico, si cercava di descrivere la piazza di Pennabilli  durante il festival, in parole povere un ‘‘casino’’ indescrivibile tipico dei giorni di Artisti in Piazza.

Buttasù è un termine che in italiano non esiste, ma dalle nostre parti rende bene l’idea! La mostra nasce, quasi per scherzo, su commissione di Lucia, che mi chiede, ridendo, una strip dedica al festival; e così a sua insaputa, sicuramente nemmeno si ricordava della richiesta, ho realizzato una strip, seguita da una seconda strip, poi una terza… una quarta… e questo è il risultato! Una mostrina… ina… ina!

Io sono Patton alias Fraternali Patrizio. Amico del fantastico Festival di Pennabilli. Non sono di Pennabilli anche se spesso sono a Pennabilli. A Pennabilli ho tanti splendidi amici. 

E sai perché vengo spesso a Pennabilli?  Perché a Pennabilli si sta bene! 

Perché a Pennabilli si… 

Beh! Per capirlo devi venire anche tu a Pennabilli! 

Io non so spiegartelo… ma forse si… visita la mia mostrina in quel di Pennabilli!

Forse lo capirai anche tu!”.

SONORIA VEGETARIA: un orecchio per l’ascolto del paesaggio

Opera di land art di Ars Ruralis con installazione sonora “Sonoria Remix” di Emiliano Battistini
in collaborazione con Parco Sasso Simone e Simoncello

land art con installazione sonora • Giardino di Fra (p. 19d)

Un grande organismo intrecciato di rami vivi emerge dal paesaggio come una presenza antica e immaginaria, una forma che richiama insieme una conchiglia, un rifugio e un orecchio in ascolto.

La scultura “Vegetaria” (vegetale esperienza comunitaria) realizzata da Ars Ruralis nel 2024 attraverso un percorso partecipato che ha coinvolto la comunità locale, viene oggi rinnovata e arricchita da un nuovo elemento architettonico che ne amplifica la vocazione: quella di diventare una cassa di risonanza per i suoni del territorio.

Al suo interno prende vita “Sonoria Remix”, un’installazione sonora che raccoglie e rielabora le registrazioni realizzate dal progetto “Sonoria” in due anni di esplorazioni tra boschi, praterie, paesi e altipiani del Parco Sasso Simone e Simoncello. Canti di uccelli e rane, vento tra gli alberi, campane, trattori e voci della valle si intrecciano in una composizione immersiva che restituisce la ricchezza sonora del paesaggio.

Un luogo da attraversare lentamente, dove fermarsi per qualche minuto e scoprire che ogni territorio custodisce una musica propria, fatta di natura, lavoro, memoria e presenza umana.

EXPO sculture in movimento

a cura di Girovago e Rondella • Piazza Montefeltro (p. 21c)

Una collezione di marionette automatizzate provenienti dai 5 continenti, 7 piccoli teatri, 7 luoghi distanti e messi in relazione nel viaggio all’interno del chiostro museo. Al varcarne la soglia, il pubblico si accorge di trovarsi immerso nel sottile e fantasmagorico mondo delle figure animate, un luogo abissale e magnifico di cui si trovano per un attimo le chiavi di accesso. Tra l’esposizione e la performance, il chiostro invita il pubblico ad un’iniziazione nel mondo antico e sorprendente delle figure animate.

Età consigliata: +3. Gli orari di apertura della mostra saranno comunicati in loco (p. 21C).

Tenere

a cura di Placebo 

Installazione site-specific di Gianmaria Battafarano • Torrigino, Pennabilli
Inaugurazione: 9 giugno 2026, ore 18.00

C’è sempre stato qualcosa di urgente nel lenzuolo. Compagno del sonno e della malattia, testimone del parto e della morte, oggetto più quotidiano che esista; eppure capace, in certi momenti, di trasformarsi in corda, in bandiera, in fuga.

Con questo intervento site-specific sulla torre di Pennabilli, Gianmaria Battafarano compie un gesto semplice e radicale. Le lenzuola, recuperate, vissute, donate dalla comunità di Pennabilli avvolgono la circonferenza della torre, scivolano attraverso le finestre, calano lungo la roccia verso il burrone sottostante. L’architettura preesistente diventa partitura: le aperture nella pietra
sono già passaggi naturali, il profilo verticale del sito è già racconto.

Il materiale scelto non è neutro. La lenzuola appartiene a tutti, dall’inizio alla fine: ci avvolge quando arriviamo al mondo, ci ricopre quando ce ne andiamo. Usarla come elemento scultoreo
significa portare nell’arte un oggetto che non ha mai smesso di essere corpo, cura, intimità. Annodata, diventa struttura. Calata nel vuoto, diventa desiderio.

La verticalità è la vera protagonista. Dall’alto della torre, dove le lenzuola si dispongono in drappeggi che scandiscono il ritmo delle finestre. Sono code, sono capelli, sono la corda di Rapunzel che cade nel buio del fosso. Non sappiamo se qualcuno stia salendo o scendendo. Non sappiamo se sia una fuga o un’attesa. Il gesto è aperto, come lo sono i materiali, come lo è
il paesaggio intorno.

La torre non subisce meramente l’intervento bensì lo ospita, e nel farlo ricorda di essere già, da sempre, un’opera d’arte.

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